L’integrazione dei disabili si configura come un tema di grande attualità: quotidianamente se ne discute ovunque, con riferimento al mondo del lavoro, dello sport, ma soprattutto in ambito scolastico poiché è da lì che dovrebbe iniziare il cammino del bambino diversamente abile, verso una progressiva autonomia di pensiero, di azione e, più globalmente, di vita.
Attualmente l’ impiego delle tecnologie didattiche nelle scuole italiane, in un quadro di rinnovata sensibilità fattiva di fronte ai problemi di inserimento dei disabili a scuola, ha suscitato nuove riflessioni, idee, ha creato nuove aspettative, ha offerto qualche speranza nuova in più, ma soprattutto consente di guardare con rinnovato ottimismo al rapporto didattica- disabilità.
Periferiche hardware sempre più perfezionate e adattive hanno risolto il problema dell’accesso all’elaboratore per molte categorie di disabili, software sempre più sofisticati e “intelligenti” sono a disposizione dei docenti che vogliano usarli per venire incontro a bisogni o difficoltà specifiche dei propri alunni.
I tempi sono maturi per affermare quanto l’uso del computer può validamente supportare l’apprendimento migliorandone l’efficacia, principalmente se si fa riferimento a strumenti ed ausili tecnologici in grado di cambiare radicalmente la qualità e i livelli di apprendimento.
Esempio significativo di come lo strumento informatico possa addirittura aprire possibilità prima precluse è il fatto che oggi anche il disabile motorio può scrivere utilizzando un computer corredato di opportune periferiche, oppure un cieco può accedere alla lettura di testi grazie all’uso della sintesi vocale.
Il settore della scuola, di rilevanza cruciale, ha contribuito validamente alla diffusione delle idee di autonomia, autosufficienza, parità di diritti del disabile, fornendo grande impulso non solo alle idee ma anche alle soluzioni operative.
L’idea di integrazione scolastica del disabile, di cui l’Italia si è fatta pioniera fin dagli anni ’70, ha nel tempo acquistato sempre più forza e si è andata configurando sotto duedistinte prospettive:
integrazione sociale:attraverso cui il soggetto siinserisce a pieno diritto nel gruppo, sentendosi parte integrante della comunità in cui vive;
integrazione formativa: che consente al disabile di sfruttare appieno il proprio potenziale intellettivo per ampliare le proprie conoscenze, incrementare competenze, acquisire e/o migliorare operatività specifiche.
Proprio dal punto di vista dell’integrazione formativa può entrare in gioco in maniera funzionale l’impiego degli strumenti tecnologici, la cui funzione risulta essere duplice: abilitante o riabilitante.
Usare il computer con una funzione abilitante, vuol dire mettere il disabile in condizione di svolgere attività altrimenti precluse (riprendendo l’esempio di prima, scrivere per i disabili motori gravi); molto più sfaccettata è la situazione che emerge quando si guarda al computer come strumento riabilitante, quando cioè si intende farne un uso eminentemente rieducativo, come supporto alla didattica tradizionale per:
- migliorarne l’efficacia,
- stimolare/potenziare processi cognitivi,
- promuovere l’acquisizione di capacità operative in alcuni settori,
- superare delle difficoltà di apprendimento legate a problemi di comprensione, elaborazione e strutturazione delle informazioni e delle conoscenze.
Tuttavia, in entrambi i casi, l’uso dello strumento tecnologico, consente un elevato grado di individualizzazione degli interventi formativi, altrimenti impensabile.
Come afferma M. Ott, permette di reinventare situazioni di apprendimento individuale, cooperativo o collaborativo in cui l’attività degli studenti è diversificata, ma con metodi, strumenti, ritmi diversi, si muove su binari distinti ma paralleli, nella stessa direzione.
E’ dunque estremamente importante riuscire a sfruttare le potenzialità di individualizzazione offerte dalla tecnologia per fare nuovi passi in avanti verso un’integrazione reale, per dare un nuovo impulso alle strategie di adeguamento di competenze, di miglioramento ed acquisizione di nuove capacità per i soggetti con difficoltà.
Blog che si occupa delle dinamiche di gestione della conoscenza, legate ai nuovi scenari tecnologici (ICT). In particolare, gli argomenti trattati sono: innovazione della PA, innovazione dei processi didattici e di apprendimento, gestione della conoscenza aziendale, document management, knowledge management, information sharing.
giovedì 4 giugno 2015
Tecnologie per l'integrazione a scuola
mercoledì 20 maggio 2015
Il nuovo 730 precompilato
Dal 15 aprile 2015, in via sperimentale, l'Agenzia delle Entrate ha messoa disposizione dei titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati, il modello 730 precompilato. Modello che può essere accettato o modificato.
Il vantaggio fondamentale per il contribuente (oltre a quello relativo all’ulteriore semplificazione nella compilazione del modello) è legato ai controlli. Infatti, se il 730 precompilato viene presentato senza effettuare modifiche, direttamente oppure al sostituto d’imposta, non saranno effettuati i controlli documentali sulle spese comunicate all’Agenzia dai soggetti che erogano mutui fondiari e agrari, dalle imprese di assicurazione e dagli enti previdenziali (interessi passivi, premi assicurativi e contributi previdenziali). Se il 730 precompilato viene presentato, con o senza modifiche, al Caf o al professionista abilitato, i controlli documentali saranno effettuati nei confronti di questi ultimi.
Resta ferma la possibilità di presentare la dichiarazione dei redditi autonomamente compilata con le modalità ordinarie (730 ordinario o modello Unico PF).
Il modello 730/2015 precompilato interesserà i lavoratori dipendenti e ai pensionati che hanno presentato il modello 730/2014 per i redditi dell’anno 2013 e, inoltre, hanno ricevuto dal sostituto d’imposta la Certificazione Unica 2015 (che da quest’anno sostituisce il CUD) con le informazioni relative ai redditi di lavoro dipendente e assimilati e/o ai redditi di pensione percepiti nell’anno 2014.
La dichiarazione precompilata viene predisposta anche per i contribuenti, in possesso della Certificazione Unica 2015, che per l’anno 2013 hanno presentato il modello Unico Persone fisiche 2014 pur avendo i requisiti per presentare il modello 730, oppure hanno presentato, oltre al modello 730, anche i quadri RM, RT e RW del modello Unico Persone fisiche 2014.
La dichiarazione precompilata non viene predisposta se, con riferimento all’anno d’imposta precedente, il contribuente ha presentato dichiarazioni correttive nei termini o integrative per le quali, al momento della elaborazione della dichiarazione precompilata, è ancora in corso l’attività di liquidazione automatizzata.
Per la predisposizione del modello 730 precompilato l’Agenzia delle Entrate utilizza:
- i dati contenuti nella Certificazione Unica, che da quest’anno viene inviata all’Agenzia delle Entrate dai sostituti d’imposta
- i dati relativi agli interessi passivi sui mutui, ai premi assicurativi e ai contributi previdenziali, che vengono comunicati all’Agenzia delle Entrate dai soggetti che erogano mutui agrari e fondiari, dalle imprese di assicurazione e dagli enti previdenziali
- alcuni dati contenuti nella dichiarazione dei redditi dell’anno precedente (ad esempio gli oneri che danno diritto a una detrazione da ripartire in più rate annuali, come le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, i crediti d’imposta e le eccedenze riportabili)
- gli altri dati presenti nell’Anagrafe tributaria (ad esempio i versamenti effettuati con il modello F24 e i contributi versati per lavoratori domestici).
Il modello 730 precompilato è stato messo a disposizione del contribuente, a partire dal 15 aprile 2015, in un’apposita sezione del sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Per accedere a questa sezione è necessario essere in possesso del codice Pin.
Nella sezione del sito internet dedicata al 730 precompilato è possibile visualizzare:
- il modello 730 precompilato
- l’esito della liquidazione (il rimborso che sarà erogato dal sostituto d’imposta e/o - le somme che saranno trattenute in busta paga)
i- l modello 730-3 con il dettaglio dei risultati della liquidazione
un prospetto con l’indicazione sintetica dei redditi e delle spese presenti nel 730 precompilato e delle principali fonti utilizzate per l’elaborazione della dichiarazione (per esempio i dati del sostituto che ha inviato la Certificazione Unica oppure i dati della banca che ha comunicato gli interessi passivi sul mutuo.
Il 730 precompilato può essere presentato direttamente oppure tramite sostituto d’imposta, Caf o professionista abilitato.
Presentazione diretta
Il contribuente che intende presentare il 730 precompilato direttamente tramite il sito internet dell’Agenzia delle Entrate deve indicare i dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio e compilare la scheda per la scelta della destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’Irpef, anche se non esprime alcuna scelta. Occorre poi verificare la correttezza e la completezza dei dati già indicati.
A questo punto, se non c'è bisogno di alcuna correzione o integrazione, il contribuente può accettare il 730 senza modifiche.
Se, invece, alcuni dati del 730 precompilato risultano non corretti o incompleti, il contribuente deve modificare o integrare il modello 730 (per esempio, aggiungendo un reddito oppure degli oneri – come le spese mediche - non presenti. In questo caso, sarà elaborato e messo a disposizione un nuovo 730 e un nuovo modello 730-3 (con i risultati della liquidazione effettuata in seguito alle modifiche operate). Una volta accettato o modificato, il modello 730 precompilato può essere presentato.
Dopo la presentazione, nella stessa sezione del sito internet, viene messa a disposizione del contribuente la ricevuta di avvenuta presentazione.
Presentazione tramite sostituto d’imposta, Caf o professionista abilitato
In alternativa alla presentazione diretta tramite il sito internet, il modello 730 precompilato può essere presentato al proprio sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), se quest’ultimo ha comunicato entro il 15 gennaio di prestare assistenza fiscale, oppure a un Caf-dipendenti o a un professionista abilitato (consulente del lavoro, dottore commercialista, ragioniere o perito commerciale). Il contribuente deve consegnare al sostituto d’imposta, al Caf o al professionista un’apposita delega per l’accesso al proprio modello 730 precompilato.
Chi presenta la dichiarazione al proprio sostituto d’imposta deve consegnare, oltre alla delega per l’accesso al modello 730 precompilato, il modello 730-1 in busta chiusa. Il modello riporta la scelta per destinare l’8, il 5 e il 2 per mille dell’Irpef. Può anche essere utilizzata una normale busta di corrispondenza indicando “Scelta per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef”, il cognome, il nome e il codice fiscale del dichiarante. Il contribuente deve consegnare la scheda anche se non esprime alcuna scelta, indicando il codice fiscale e i dati anagrafici. In caso di dichiarazione in forma congiunta le schede per destinare l’8, il 5 e il 2 per mille dell’Irpef sono inserite dai coniugi in due distinte buste. Su ciascuna busta vanno riportati i dati del coniuge che esprime la scelta.
Prima dell’invio della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate, e comunque entro il 7 luglio, il sostituto d’imposta consegna al contribuente una copia della dichiarazione elaborata e il prospetto di liquidazione, modello 730-3, con l’indicazione del rimborso che sarà erogato e delle somme che saranno trattenute.
Chi si rivolge a un Caf o a un professionista abilitato deve consegnare oltre alla delega per l’accesso al modello 730 precompilato, il modello 730-1 in busta chiusa. Il modello riporta la scelta per destinare l’8, il 5 e il 2 per mille dell’Irpef. Il contribuente deve consegnare la scheda anche se non esprime alcuna scelta, indicando il codice fiscale e i dati anagrafici. Il contribuente deve sempre esibire al Caf o al professionista abilitato la documentazione necessaria per verificare la conformità dei dati riportati nella dichiarazione. Il contribuente conserva la documentazione in originale, mentre il Caf o il professionista ne conserva copia che può essere trasmessa, su richiesta, all’Agenzia delle Entrate. I documenti relativi alla dichiarazione di quest’anno vanno conservati fino al 31 dicembre 2019, termine entro il quale l’amministrazione fiscale può richiederli. Prima dell’invio della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate, e comunque entro il 7 luglio, il Caf o il professionista consegna al contribuente una copia della dichiarazione e il prospetto di liquidazione, modello 730-3, elaborati sulla base dei dati e dei documenti presentati dal contribuente. Nel prospetto di liquidazione sono evidenziate le eventuali variazioni intervenute a seguito dei controlli effettuati dal Caf o dal professionista e sono indicati i rimborsi che saranno erogati dal sostituto d’imposta e le somme che saranno trattenute.
Il 730 precompilato deve essere presentato entro il 7 luglio, sia nel caso di presentazione diretta all’Agenzia delle Entrate, sia nel caso di presentazione al sostituto d’imposta oppure al Caf o al professionista. I termini che scadono di sabato o in un giorno festivo sono prorogati al primo giorno feriale successivo.
Se il 730 precompilato viene presentato senza effettuare modifiche direttamente tramite il sito internet dell’Agenzia oppure al sostituto d’imposta, non saranno effettuati i controlli documentali sugli oneri detraibili e deducibili (interessi passivi, premi assicurativi e contributi previdenziali) che sono stati comunicati dai soggetti che erogano mutui fondiari e agrari, dalle imprese di assicurazione e dagli enti previdenziali. La dichiarazione precompilata si considera accettata anche se il contribuente effettua delle modifiche che non incidono sul calcolo del reddito complessivo o dell’imposta (ad esempio se vengono variati i dati della residenza anagrafica senza modificare il comune del domicilio fiscale).
Se il 730 precompilato viene presentato, con o senza modifiche, al Caf o al professionista abilitato, i controlli documentali saranno effettuati nei confronti del Caf o del professionista anche sugli oneri comunicati dai soggetti che erogano mutui fondiari e agrari, dalle imprese di assicurazione e dagli enti previdenziali. L’Agenzia delle Entrate potrà comunque richiedere al contribuente la documentazione necessaria per verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi per fruire di queste agevolazioni. Ad esempio potrà essere controllata l’effettiva destinazione dell’immobile ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto, nel caso di detrazione degli interessi passivi sul mutuo ipotecario per l’acquisto dell’abitazione principale.
Se il 730 precompilato è stato presentato senza modifiche, direttamente dal contribuente o tramite il sostituto d’imposta, non vengono effettuati i controlli preventivi previsti per i casi di rimborso sopra i 4.000 euro.
Maggiori informazioni:
http://www.agenziaentrate.gov.it
martedì 12 maggio 2015
Government 2.0 & Wikipedia
Il progetto CongressEdits nasce nel giugno 2014 da una idea di Tom Scoot: Pubblicare tutte le modifiche anonime a pagine Wikipedia fatte dal Parlamento Inglese. Sviluppato poi da Ed Summers, con una comunità di collaboratori, oggi conta oltre 70 governi e parlamenti monitorati. Ha ricevuto non solo l'attenzione dei media e della stampa internazionale ma anche di Wikipedia: da diversi mesi Wikitools ne ospita alcune istanze, specie per i Paesi soggetti alla censura, e seguite direttamente dai collaboratori del progetto.
Chiunque può modificare Wikipedia, l'enciclopedia libera online, anche anonimamente. Ma che cosa succede quando a farlo non sono i comuni cittadini ma i governi e le reti istituzionali?
Il progetto @ItaGovEdits, parte di @CongressEdits ed altre iniziative open source, è nato proprio per documentare e studiare questo fenomeno, pubblicando in tempo reale su Twitter tutte le modifiche anonime di Wikipedia fatte dai parlamenti e dai governi, e studiando come l'anonimato venga usato dalle istituzioni.
I media hanno dato risalto alle vicende relative alle modifiche fatte dal Congresso americano (in relazione alle torture della CIA) ed alle modifiche dal Parlamento russo (sulle vicende del discusso abbattimento dell'aereo civile in Ucraina). In Italia, a parte le incomprensioni di alcuni Parlamentari e Senatori, è stato descritto su Pagina99.it dedicato alle vicende della Politica (http://www.pagina99.it/news/politica/7394/Il-Palazzo--rettifica--Wikiped...).
Nel tempo il progetto si è sviluppato e ad oggi è composto da diversi progetti opensource, tra cui:
- Un parser delle modifiche a Wikipedia per il Twitter Bot
- Un gestore di Twitter Bot per pubblicare in tempo reale le modifiche anonime a Wikipedia eseguite dai Parlamenti, dai Governi o da altre organizzazioni monitorate
- Un sistema di analisi e reportistica che permette ai gestori dei Twitter Bot di creare un repository delle modifiche anonime di un dato Parlamento dal 2004 a oggi.
Attualmente sono oltre 25 i paesi per cui sono stati creati report, sintesi e opendata sulle modifice anonime sino ad oggi. E agli oltre 70 parlamenti si sono aggiunte istanze che pubblicano modifiche anonime di Corporate e di varie organizzazioni (Oils, Bank, Pharm, etc).
Dal punto di vista tecnologico invece, il progetto CongressEdits, ha reso evidente come sia ancora possibile esplorare nuove opportunità e nuove forme di informazione e di analisi. Anche solo integrandole con altre tecnologie, come i social network, per mostrare sintesi significative e rivolte ad una audiance non tecnica e non avvezza nell'utilizzare frameworks, opendata e linguaggi di programmazione.
giovedì 7 maggio 2015
La scuola 'Ben fatta'
La discussione in corso intorno al documento del governo sulla “Buona scuola”, seppure in modi diversi all’interno di valutazioni spesso divergenti sul complesso della proposta stessa, evidenzia una difficoltà importante: la mancanza di una esplicita prospettiva politico-culturale intorno alla quale i vari temi affrontati possano essere ri-organizzati.
Da questa mancanza discende la diffusa genericità nella trattazione di alcuni temi, l’assenza di altri (il tema del processo di apprendimento lungo il corso della vita: dalla formazione iniziale alla età adulta, per fare un esempio) e la scarsa attenzione alla necessità di valorizzare, in termini non rituali, le varie professionalità che nella scuola svolgono attività importanti, ma che ancora una volta rischiano di rimanere compresse tra la retorica della missione/vocazione e la burocratica definizione di funzioni.
Nelle varie riserve e critiche che vengono espresse sicuramente non è presente né la nostalgia di predefiniti dirigismi teorico-filosofici, né la pretesa di una fluidità d’indicazioni all’interno delle quali produrre una sorta di fai da te della istruzione, ma si esprime il richiamo a un progetto culturale capace di confrontarsi con la complessità delle società attuali e delle diverse espressioni in cui la riflessione e il sapere attuale si esprimono.
Alla fine del secolo scorso Edgar Morin aggiungeva al titolo del suo libro/programma La testa ben fatta (Paris, Seuil 1999) un sottotitolo: Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero. Queste due riforme devono essere strettamente legate, perché – e lo dice molto bene Morin nella parte iniziale del suo testo – cambiare contenuti, luoghi, ambienti e relazioni in cui si apprende significa partire dalla consapevolezza della “inadeguatezza sempre più ampia tra i nostri saperi disgiunti, frazionati, suddivisi in discipline da una parte, e realtà o problemi sempre più poli-disciplinari, trasversali, multidimensionali, transnazionali, globali e planetari dall’altra”.
Non basta quindi coltivare buone teste, né quelle degli scolari né quelle dei docenti, ma bisogna farle bene queste teste, cioè accompagnarle e sostenerle in un processo di costruzione di un’attitudine generale a porre e trattare problemi per trovare soluzioni e, nello stesso tempo, di operare per definire principi organizzatori validi, coerenti, ben fondati, ma sempre aperti alla discussione e al cambiamento.
Allora sarebbe utile porre una domanda: come deve essere fatta una scuola “ben fatta”? in cui teste ben fatte producano buone idee e buone esperienze?
Il lavoro costruito negli anni da Education 2.0 ci consente di proporre alle scuole che abbiamo incontrato nel corso del nostro degli anni, o di cui conosciamo il contributo offerto alla riflessione, a ripensarsi e a raccontarsi come possibili modelli di scuole “ben fatte” facendo emergere proposte di soluzioni ai problemi fondamentali cui la scuola oggi deve rispondere, come sistema e come attività di soggetti responsabili.
E' possibile raccontare le esperienze di 'buona scuola' seguendo lo schema proposto sul sito Education 2.0 - (http://www.educationduepuntozero.it/politiche-educative/gallina105-40123396437.shtml)
- la capacità di essere una scuola inclusiva;
- lo sviluppo delle professionalità e le modalità di valorizzazione di queste;
- la capacità di leggere i bisogni del territorio e di produrre risposte finalizzate alla soluzione di problemi specifici;
- la capacità di essere soggetti di continua ricerca e sperimentazione di azioni ben fatte.
mercoledì 25 marzo 2015
La ricetta rossa diventa elettronica
Un processo che si estenderà progressivamente (per concludersi entro il 2015) e che per il momento riguarda le prescrizioni di farmaci da parte del medico di famiglia, ma nel prossimo futuro coinvolgerà anche i medici specialisti e i pediatri di fiducia e verrà esteso alla prescrizione di visite ed esami.
Per il cittadino non cambia nulla. Quando il medico di famiglia prescrive farmaci (o visite o esami specialistici) utilizzando la ricetta elettronica, all’assistito consegna invece della ricetta rossa un foglio “promemoria” che riporta le stesse informazioni.
Quando il cittadino deve ritirare un farmaco o prenotare una visita o un esame consegna il promemoria così come faceva con la ricetta rossa. I farmacisti e gli operatori delle Aziende sanitarie recuperano nel computer la ricetta e possono consegnare il farmaco o effettuare la prenotazione della visita o dell’esame.
In una fase successiva, quando il sistema sarà a regime, il promemoria non sarà più necessario: ci sarà solo la ricetta elettronica in rete.
Le informazioni contenute nella ricetta elettronica possono essere viste in tempo reale: il medico di famiglia, lo specialista, il farmacista, gli operatori del Cup (il Centro unificato di prenotazione delle visite e degli esami) possono visualizzare la ricetta nel proprio computer in rete ed essere aggiornati sul bisogno sanitario del cittadino.
Inoltre con la ricetta elettronica viene superata la documentazione cartacea, spesso mal conservata e a volte non disponibile al momento del bisogno.
Inoltre, la ricetta (con le informazioni sanitarie che contiene) entra ora nel Fascicolo sanitario elettronico di ogni assistito. Ed esattamente come il Fascicolo sanitario elettronico, che raccoglie on line tutta la storia sanitaria della persona , la ricetta elettronica contribuisce a semplificare i percorsi per i cittadini ed è uno strumento utile ai professionisti per l'assistenza e la cura. Infine, aspetto non secondario, la nuova modalità nel tempo consente un risparmio economico per il Servizio sanitario regionale.
La ricetta rossa però non sparisce. Resta obbligatoria per prescrivere alcuni tipi di farmaci (per esempio, gli stupefacenti) e può essere rilasciata se per qualche motivo (ad esempio, problemi tecnici al computer) il medico non può comporre la ricetta elettronica e il promemoria.
L’avvio della ricetta elettronica al posto della ricetta rossa è previsto dal Decreto legislativo “Crescita 2.0” ed è un obiettivo dell’Agenda digitale del Governo, insieme al Fascicolo sanitario elettronico.
Per ulteriori informazioni: www.saluter.it
mercoledì 18 marzo 2015
Fatturazione elettronica: scadenze marzo 2015
Avvicinandosi la data del 31.3.2015, la circolare 9.3.2015, n. 1/DF, chiarisce i soggetti destinatari dell’obbligo di ricevere la c.d. “fattura elettronica”, introdotta con l’art. 1, commi da 209 a 2014, della l. 24.12.2007, n. 244.
In pratica, l’emissione, la trasmissione, la conservazione e l’archiviazione delle fatture emesse nei rapporti con le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, della l. 31.12.2009, n. 196, nonché con le amministrazioni autonome, anche sotto forma di nota, conto, parcella e simili, deve essere effettuata esclusivamente in forma elettronica.
La trasmissione alle amministrazioni deve essere effettuata attraverso il sistema di interscambio (SdI), ai sensi dell’art. 2 del d.m. 3.4.2013, n. 55.
Le pubbliche amministrazioni obbligate sono inserite nel conto economico consolidato, pubblicato annualmente dall’ISTAT entro il 30 settembre.
La circolare precisa che l’art. 1 del d.m. “individua quali destinatarie dell’obbligo di fatturazione elettronica le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, della l. 31.12.2009, n. 196, nonché le amministrazioni autonome”. Inoltre, precisa sono incluse nell’adempimento “le autorità indipendenti e, comunque, le amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. 30.3.2001, n. 165”.
Le amministrazioni destinatarie dell’obbligo di fatturazione elettronica
a) Soggetti indicati all’art. 1, comma 2, del d.lgs. 30.3.2001, n. 165:
- tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le regioni, le province, i comuni, le comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli istituti autonomi case popolari, le CCIAA e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del servizio sanitario nazionale, l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), le agenzie di cui al d.lgs. 30.7.1999, n. 300, , fino alla revisione organica della disciplina di settore, il CONI”.
b) Soggetti indicati all’art. 1, comma 2, della l. 31.12.2009, n. 196:
- soggetti indicati ai fini statistici dall’ISTAT nell’elenco oggetto del comunicato del medesimo istituto, pubblicato nella Gazzetta ufficiale entro il 30.9 di ogni anno e le autorità indipendenti.
c) Soggetti indicati all’art. 1, comma 209, della l. 24.12.2007, n. 244:
- Amministrazioni autonome.
Tutti i soggetti indicati nel prospetto cono qualificati come “amministrazioni”. Tra queste sono comprese anche le amministrazioni locali, che sono individuate nell’elenco pubblicato dall’ISTAT, nel quale è incluso anche il Gestore dei servizi energetici – GSE S.p.A.
L’obbligo di osservare la normativa decorre dal giorno:
- 6 giugno 2014, per i ministeri, le agenzie fiscali e gli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale, individuati come tali nell’elenco ISTAT;
- 31 marzo, per tutte le rimanenti amministrazioni, incluse quelle che sono individuate come “amministrazioni locali” nell’elenco ISTAT.
http://www.leggioggi.it/2015/03/16/fatturazione-elettronica-i-soggetti-obbligati/
giovedì 26 febbraio 2015
"Media education e comunicazione interculturale"
Giovani educati al dialogo tra culture, religioni e lingue:"Media education e comunicazione interculturale" è il volume dedicato all'educazione al dialogo nelle scuole della regione Emilia Romagna
Raccogliere le esperienze regionali di media education ed intercultura per poterle valorizzare e diffondere sul territorio è l'obiettivo per il quale è nato il quaderno Media education e comunicazione interculturale, che è il risultato di una delle tante attività promosse dalla Regione Emilia Romagna in tema di comunicazione interculturale.
Il volume, realizzato insieme a Zaffiria, COSPE Onlus e agli altri firmatari del Protocollo d’intesa regionale sulla comunicazione interculturale dell’Emilia-Romagna, raccoglie schede pratiche e di facile consultazione di percorsi realizzati dai firmatari del protocollo d'Intesa.
Obiettivo del protocollo firmato il 17 febbraio 2014 da una trentina di Organizzazioni esperte nel settore, si prefigge di contribuire all'educazione e alla preparazione delle generazioni future al dialogo, alla valorizzazione della diversità e alla condivisione di valori, in una realtà sempre più variegata per provenienze, lingue, culture e religioni come quella dell’Emilia-Romagna, con oltre 170 Paesi rappresentati.
Nelle pagine del quaderno sarà possibile trovare approfondimenti sui concetti di media education, educazione e dialogo interculturale, in una prospettiva che spazia dai contesti locali a quello europeo. L’attenzione è posta su un approccio che mette al centro i ragazzi e le ragazze in un percorso trasformativo che coinvolge anche l’ambiente in cui vivono e mira a renderli cittadini attivi e partecipi.
Per consultare e scaricare il volume:
http://sociale.regione.emilia-romagna.it/news/2015/giovani-educati-al-dialogo-tra-culture
giovedì 19 febbraio 2015
Conoscenza, tecnologie e intelligenza collettiva
Internet costituisce uno strumento potentissimo attraverso il quale riprodurre e diffondere informazioni. Ma l’elemento più rilevante concerne la sua essenza di rete, ossia l’interazione. Grazie all’avvento del Web 2.0 è emersa un’ampia gamma di tool, ricadenti nel concetto di “social media” che, a differenza dei media tradizionali, a costi relativamente contenuti permettono a chiunque di pubblicare, avere accesso e condividere una notevole mole di informazioni. Il superamento del Web 1.0 è frutto dell’evoluzione nell’uso di Internet, non più mero canale attraverso cui accedere a contenuti, ma anche e soprattutto contesto relazionale, in cui si scambiano pareri, si condividono e si formano opinioni. In altre parole, grazie al Web 2.0 si realizza un abbattimento delle barriere comunicative e si asseconda la partecipazione degli utenti al processo comunitario di sviluppo della conoscenza, pervenendo ad un’intelligenza collettiva nell’ambito di un contesto interattivo.Esistono molteplici forme di social media, ciascuna ha un diverso impatto sulla condivisione della conoscenza, anche se tutte si basano sul ruolo dell’ambiente digitale come ambito di conoscenza originale e di potenziale emersione di quella connettiva. Il nostro articolo si inserisce in questo filone di ricerca, con l’obiettivo di cogliere il significato degli strumenti di Web 2.0 nell’esplorazione della conoscenza emergente dall’ambiente digitale. Relativamente al costrutto “conoscenza”, ne accogliamo una definizione ampia, andando al di là di concetti quali inferenza razionale, know-what, know-how, per includere percezione, interpretazione, giudizi di valore, moralità, emozioni e sentimenti. Alla luce di questa prospettiva, è utile richiamare il concetto di 'ba nonakiano' quale spazio condiviso in cui le relazioni e la conoscenza derivano da comuni esperienze dirette e indirette. In tale ottica il Web 2.0 può costituire un potente attivatore di nuova conoscenza, cruciale per il successo dell’impresa.
martedì 3 febbraio 2015
Scuola 2.0. Istruzioni per l'uso a partire dal libro di Paolo Ferri: 'Scuola 2.0'
La rivoluzione digitale sta trasformando in maniera radicale il mondo della scuola e della formazione in tutti i paesi sviluppati e no. LIM, notebook e tablet cominciano ormai ed “entrare in classe”. Allo stesso modo varcano le porte della scuola altri strumenti digitali interattivi legati ad Internet: gli ambienti virtuali per l’apprendimento (classi virtuali), i video (lezioni o materiali di approfondimento), i forum, i database di contenuti digitali eccetera. Questi strumenti didattici innovativi permettono allo studente di fruire del sapere e della formazione anche al di fuori delle mura della scuola, con i tempi e i ritmi che egli stesso può determinare.
Contemporaneamente la didattica dentro l’aula diventa più attiva, le esercitazioni e i lavori di gruppo si spostano in classe, con la supervisione e il supporto del docente. Le implicazioni pedagogiche di questa inversione sono di grande rilievo, cambia il ruolo degli insegnanti e gli studenti diventano il centro del processo di apprendimento. La classe non è più il luogo di trasmissione delle nozioni ma lo spazio di lavoro e discussione dove si impara ad utilizzarle nel confronto con i pari e con l’insegnante, in questo modo si realizza l’”inversione” del setting tradizionale e si può parlare di flipped classroom .
Ma cosa significa impostare la propria didattica secondo queste nuove metodologie “aumentate” e abilitate dalla tecnologia? Per farlo è necessario ragionare più in grande, si tratta di pensare un sistema “la scuola 2.0 aumentata dalle tecnologie” che inverta il tradizionale schema di insegnamento/apprendimento ed il conseguente rapporto docente/discente ma deve essere altrettanto ripensato in chiave digitalmente aumentata anche il “sistema di gestione amministrativa” della scuola sia per la sua parte didattica che per la sua parte organizzativa. Mi riferisco, in particolare, alla smaterializzazione delle iscrizione, dei registri e degli scrutini; alla sostituzione dei manuali cartacei con basi dati di “contenuti digitali per l’apprendimento”; e di conseguenza all’adozione di sistemi software gestionali per l’amministrazione della scuola che abbattano la burocrazia “gutemberghiana” e aumentino l’efficienza globale dei sistema sia rispetto agli insengnati sia rispetto alle famiglie, ma soprattutto rispetto agli studenti.
Si tratta di un processo necessario, che richiede investimenti, ma che è l’unico che possa mettere al passo l’istituzione formativa con le esigenze e lo stile di apprendimento dei nativi” digitali (Ferri, 20011, 2012). Sono i “nativi digitali” – prima ancora delle direttive europee e della stessa Agenda digitale - che attraverso il loro “stile di apprendimento digitale” suggeriscono oggi questa trasformazione. Richiedono di essere indipendenti e costruire (oltre che condividere) le forme e i risultati del loro apprendimento, appunto. Una trasformazione di sistema che coniughi una nuova modalità didattica e una nuova modalità di gestione della scuola come servizio sociale di “cittadinanza attiva”. Per colmare il gap tra i nuovi stili di apprendimento e comunicazione dei giovani e le strategie di insegnamento e di gestione della nostra scuola, ancora molto tradizionali, occorre una trasformazione radicale che implica la riprogettazione dell’intero sistema scuola. E’ necessario cioè ridisegnare, con il concorso di tutti di Stakeholder, Ministero, Dirigenti, insegnati, famiglie ed editori una nuova scuola “aumentata” dalle tecnologie.
Un obiettivo che sul piano della crescita del sistema paese si configura come il necessario miglioramento dell’asset strategico fondamentale di una società: il suo sistema formativo, l’unico che possa migliorare la qualità dei futuri cittadini di una società veramente informazionale. Analizzando l’impatto della rivoluzione digitale sui contesti dell’educazione formale, appare necessario superare ildigital divide intergenerazionale tra “immigranti e nativi digitali”. Il problema è quello di comprendere come “gettare ponti” e stabilire, attraverso le nuove tecnologie della comunicazione digitale, tra le generazione significa rinforzare la coesione sociale e mettere le basi per una reale innovazione culturale e tecnologica.
E’ necessario perciò che insegnanti e dirigenti comincino ad conoscere e ad implementare i nuovi strumenti della formazione digitalmente aumentata: i nuovisetting d’aula che riguardano la progettazione e l’organizzazione della didattica e le metodologie di apprendimento/insegnamento; i Virtual Learning Environment (gli ambienti virtuali per l’apprendimento), le diverse soluzioni software per la gestione della formazione e dei processi organizzativi della scuola e i device hardware (tablet, LIM, smartphone, totem per la rilevazione delle presenze). Allo stesso modo è necessario che gli operatori della scuola conoscano e comincino ad utilizzare realmente come pensare e progettare i nuovi contenuti digitali per la scuola 2.0, integrando i contenuti digitali offerti dagli editori con i materiali realizzati nel corso del tempo dall’insegnante stesso e con i contenuti reperibili liberamente sulla rete all’interno di basi dati freeware riconosciuti e validi (Kahn Academy, Ted, Wikipedia).
Ma proviamo a definire la road map della trasformazione della scuola in Scuola 2.0, Scuola “digitalmente aumentata”.
Per realizzare questo obiettivo è necessario in primo luogo poter contare su di una infrastruttura digitale.
La scuola digitalmente aumentata è in primo luogo un ambiente scuola con il pieno accesso a Internet e il Governo e il Ministero dell’Istruzione dovrebbero rompere gli indugi e abbandonare le esitazioni e i tentennamenti nel reperimento delle risorse per il cablaggio a banda larga delle scuole. La possibilità di essere connessi ad Internet in classe attraverso una connessione potente sia in upload che in download (20 mbit di banda sinctrona almeno) è, infatti, condizione necessaria perché tutti gli atri altri device tecnologici presenti nell’ambiente didattico (LIM, tablet, sistemi di e-learning) non restino ciechi e muti. I
In seguito, il corredo tecnologico minimo di una classe “digitalmente aumentata” comprende: uno strumento di presentazione/rappresentazione video per accedere ai contenti di Internet (la LIM o un video proiettore, interattivo o no), un notebook o un tablet per l’insegnate, che funga da “cruscotto” di gestione del processo didattico e almeno 4 o 5 tablet o notebook per gli allievi che permettano loro di svolgere le attività in piccoli gruppi.
L’interazione docente/studente, in questo modo, si trasforma radicalmente dal momento che si riduce molto il tempo della “lezione frontale” e aumenta proporzionalmente il tempo dedicato al problem solving cooperativo, al monitoraggio e al supporto del lavoro degli studenti, così come quello dedicato alla “revisione razionale” collettiva dei risultati dei lavori di gruppo condotti dagli studenti. Ma è tutta la struttura della scuola che deve essere ripensata, proviamo a calarci nei panni dei dirigenti, degli insegnanti che vogliano avviare questo processo: i primi passi da compiere sono:
- una preventiva mappatura delle risorse tecnologiche a disposizione della scuola ed individuare le persone sia tra il personale insegnate che tecnico amministrativo che possano sostenere il processo di innovazione. Questo permette di valutare in anticipo l’entità economica e organizzativa del cambiamento e conseguentemente dell’investimento economico;
- è necessario, poi, stilare un piano operativo che preveda una progressiva digitalizzazione dei processi didattici e amministrativi, un cronoprogramma che pianifichi investimenti e tempi dell’intervento, operando in questo caso con aziende che già lavorano in questo campo e confrontando una serie di preventivi;
- devono essere attivate un serie di azioni found raising presso le istituzioni locali, sia pubbliche che private, presenti sul territorio per reperire le risorse necessarie, anno per anno, per implementare progressivamente ed in maniera sostenibile la digitalizzazione dei plessi scolastici di sua competenza.
Un altro punto fondamentale per la cabina di regia della transizione al digitale della scuola è tenersi costantemente aggiornati attraverso i siti istituzionali del MIUR, dell’USR e dell’UST e partecipare a tutti i bandi che via via vengo aperti in tema di implementazione delle nuove tecnologie a scuola, si tratta di un altro modo di reperire le risorse necessarie al cambiamento.
E’ ovvio che non si possa trattare di un processo di brevissimo o breve periodo. Bisogna ragionare in un’ottica sistemica, step by step, partendo dal necessario cablaggio a banda larga della scuola per poi passare alla valutazione dei software e dei device tecnologici necessari, e contemporaneamente avviando la formazione degli insegnanti che deve essere - se possibile - precedente all’implementazione operativa della tecnologia. E’ consigliabile poi partire con l’avvio del progetto in alcune classi, che possono costituire un “pilota” che permetta di calibrare e valutare le criticità del processo complessivo.
E' necessario poi il supporto e la regia delle istanze centrali dagli Uffici Scolastici regionali, al Ministero dell’Istruzione. Su questo punto l’azione di Governo dal centro di questo processo è ancora molto “balbettante” come dimostra la recente “gaffe” del Ministro Carozza che ha posticipato di un anno (al 2015-2016) la definitiva introduzione dei contenuti digitali per la didattica.
Sarebbe stato molto più opportuno evitare il rinvio dell’ingresso dei contenuti digitali nella scuola. Ma questo è solo il sintomo di una difficoltà più generale di questo esecutivo che, a nostro avviso, non sostiene ancora a sufficienza l’Agenda digitale della scuola definita dal Governo Monti. La “gaffe” sui contenti digitali danneggia, infatti, l’intero impianto dell'Agenda digitale della scuola e non solo. E' pericoloso dare un segnale di uscita da una traiettoria già segnata, dove erano stati ipotizzati in maniera corretta i tempi per allineare l'Italia all’Europa. Ricordiamo che il cambiamento, che stiamo delineando, in tutti gli altri Paesi è già avvenuto e quasi sempre con un forte commitment dal centro e dal governo.
sabato 31 gennaio 2015
Alfabetizzazione digitale: il metodo Manzi 2.0
Dalla sua nascita la RAI ha svolto un ruolo determinante nel processo di alfabetizzazione del paese. oggi i‘italia ha uno dei tassi di analfabetismo digitale più alti in europa, pari a oltre un terzo della popolazione; l’obiettivo dell‘agenda digitale europea è di ridurlo nel 2020 al 15%.
Il contributo della rai all‘agenda digitale italiana è un progetto di “alfabetizzazione” che punta a ridurre il ‘digital divide’, un fenomeno che nella prospettiva di un‘emittente pubblica si traduce innanzitutto in un ‘cultural divide’. Le linee guida del progetto si pongono l’obiettivo di sviluppare un piano di comunicazione declinato sull’offerta rai con una presenza che virtualmente potrà essere 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno. ripetendo, quindi, l’esperienza effettuata negli anni ‘60 con la famosa trasmissione “non è mai troppo tardi” ma con un approccio del tutto diverso e consapevole dei cambiamenti intervenuti sia nella società italiana sia sul piano delle modalità comunicative. non quindi con l’idea di proporre una trasmissione specifica di alfabetizzazione, ma con una contaminazione dell’intera programmazione del servizio pubblico, dai programmi della mattina alle fiction ai talk show fino a produzioni specifiche, utilizzando i diversi canali e le diverse proposte possibili.
Articolo tratto da: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Rai-Confindustria-arriva-il-maestro-Manzi-2-punto-0-3c8546b5-9972-46c4-95b1-0caf2acc5218.html
sabato 24 gennaio 2015
Il metodo Feuerstein e le disabilità intellettive
Il metodo Feuerstein prende il nome dallo psicopedagogista rumeno Reuven Feuerstein, che lo ha elaborato per sviluppare l'intelligenza di bambini con problemi di apprendimento o con handicap mentali, oppure affetti da sindrome di Down. Il metodo è oggi applicato anche a studenti, ma anche a persone adulte, ad esempio lavoratori che devono aggiornarsi alle nuove tecnologie, disoccupati ed emarginati. La prima fase del metodo prevede la misurazione del potenziale di intelligenza di un bambino, di un adulto, per poi svilupparne appunto l'intelligenza con apposito insegnamento centrato sulla mediazione didattica.
Mediazione didattica fatta da una persona professionalmente preparata ad applicare il metodo in uno dei centri accreditati ufficialmente. La parte applicativa del metodo è il PAS (Programma di Arricchimento Strumentale) con cui si procede tramite esercizi, svolti sempre sotto la guida di un insegnante, a sviluppare l'intelligenza intesa come proprietà dinamica della mente, cioè modificabile. In sintesi il metodo consiste nel rendere consapevole il bambino, l'individuo, che attua dei precisi processi mentali quando impara o risolve dei problemi. Che può essere consapevole di questi processi mentali, (può "vedere" come pensa) e che può modificarli per meglio imparare e risolvere problemi di varia natura, non solo matematici o scolastici. Ad esempio gli esercizi del PAS puntano a far controllare l'impulsività quando si deve rispondere ad una domanda o risolvere un problema, che bisogna riflettere prima di compiere anche la più piccola azione e che ci si deve chiedere sempre quale è il problema e come lo si è risolto e perché si ha avuto successo o meno.
Lo stesso Feuerstein afferma e dimostra, dato che il metodo è ormai applicato in varie nazioni, che il cervello umano è modificabile strutturalmente se opportunamente stimolato e che ad ogni età un individuo può cambiare ed incrementare la propria intelligenza che può così essere insegnata.
Secondo il metodo Feuerstein, l'intelligenza non è un tratto ereditato geneticamente e perciò immutabile; è invece uno stato, risultato di diverse componenti, di cui quella genetica non è la sola né la più importante. L'intelligenza è la propensione dell'organismo a modificarsi nella sua struttura cognitiva, in risposta al bisogno di adattarsi a nuovi stimoli, di origine interna o esterna che siano.
martedì 13 gennaio 2015
Dossier 'L'albero di Lullo' - VIII parte - 'Nuove metodologie di trasmissione della conoscenza'
INTERVISTA A ANNARITA FAGGIONI
REALTA’ : IL PIACERE DI SCRIVERE
RUOLO: WRITER/BLOGGER
Il libro e dunque la trasmissione della conoscenza su supporto cartaceo è stata indiscutibile per secoli. Cosa accade quando tecnologie, linguaggi, modalità di creazione e di trasmissione cambiano così rapidamente e in profondità? Emergeranno forme di produzione e comunicazione della conoscenza e delle emozioni del tutto nuove grazie a questi fattori?
Succederà quanto è accaduto quando si è passati dal rotolo al libro come oggi lo intendiamo, oppure da quando si passò dalla “scrittura a mano” alla stampa a caratteri mobili. Scetticismo, qualche nostalgico, aspre discussioni, ma alla fine si valuteranno i contenuti e ci si abituerà al nuovo strumento con naturalezza.
Gli strumenti migliorano le capacità dell'Uomo senza che questi se ne accorga: le conoscenze e i sentimenti restano gli stessi, ma saranno semplicemente veicolati diversamente. Tutto qui, con buona pace dei detrattori.
Quali forme assume la trasmissione della conoscenza grazie agli strumenti (blog, forum di discussione, e-book) che ci ha fornito la rivoluzione digitale negli ultimi 20 anni?
In principio era l'audiolibro, usato soprattutto per i bambini: si imparava a leggere e somigliava vagamente alla voce della mamma che leggeva la fiaba. Ora non siamo semplici ascoltatori e passivi fruitori, ma protagonisti.
La conoscenza non è più il passaggio da una persona all'altra, ma un interscambio che arricchisce entrambe le parti, qualsiasi forma si preferisca. Si cresce parlandone.
Alcuni sostengono che l’e-book possa essere pensato come propulsore della quarta rivoluzione dopo il passaggio dall’oralità alla scrittura, dal rotolo all’impaginato, dal manoscritto alla stampa. Dunque, dal libro al computer. Che cosa ha di diverso, e/o di simile, questa quarta rivoluzione rispetto alle altre dal punto di vista storico e culturale?
Di simile ha sicuramente l'atteggiamento di chi scopre ora questa novità, anche se, più che di “propulsore”, parlerei di “strumento nuovo”, perché sono le persone a essere propulsori di conoscenza.
Diversi i contesti e gli ambiti di applicazione: in tanti oggi possono creare un e-book, mentre in passato sicuramente era più difficile poter pubblicare. L'oggetto “libro” è stato così svalutato, perché svilito nei contenuti (e non per la scusa del cambiamento di formato). Dal punto di vista culturale, sicuramente una rivoluzione, da affrontare con coraggio e flessibilità.
Partendo dall’esperienza del blog ‘Il piacere di scrivere’ , credi che l’e-book sia il futuro del libro e che “soppianterà” il testo scritto su carta cui siamo abituati? Quali saranno le conseguenze culturali di questo passaggio?
Diversamente dai passaggi precedenti, dove i passaggi sono stati più veloci (anche se ci sono stati periodi di transizione rotolo-libro e manoscritto-stampa), qui la convivenza sarà sicuramente più lunga. Dubito che ci sarà un tempo in cui il cartaceo sarà totalmente soppiantato, sicuramente i suoi usi diminuiranno. Le conseguenze culturali sono dettate dalla praticità: se l'e-book aumenterà di diffusione, allora si preferirà quel formato per i propri contenuti e si comincerà a pensare a un contenuto più internazionale possibile (perché, potenzialmente, anche all'estero possono leggerci), ma magari si conserverà un cartaceo come prova materiale.
Dossier 'L' albero di Lullo' - VII parte 'Conoscenza e formazione 2.0'
Dossier ‘L’albero di Lullo’
Per produrre valore economico, occorre mettere insieme tipologie di sapere molto differenti, e spesso complementari. Parlare di economia della conoscenza consiste nello studio dei processi economici che portano alla generazione di valore economico attraverso l’uso di conoscenze, nelle varie forme che queste possono assumere. Una perfetta rappresentazione simbolica di tutto ciò ci viene data dall’Arbor Scientiae del filosofo Raimondo Lullo per la descrizione della cosiddetta tecnica combinatoria.
Secondo la sua teoria, infatti, selezionando i termini essenziali, e configurando così con essi uno schema di partenza, la concatenazione delle condizioni e delle cause di relazione tra essi consente una perfetta conoscenza della realtà. Questo schema combinatorio veniva dal Lullo raffigurato come un albero, che finiva per diventare anche una mnemotecnica, cioè un metodo per dare sistematicità ed efficienza alla memoria, attraverso cui rappresentare le categorie fondamentali (radici) da cui derivare e ricordare attraverso progressive specificazioni (tronco, diramazioni, foglie, fiori e frutti) tutte le possibili verità.
La conoscenza e il suo corretto utilizzo è importante in ogni ambito della nostra realtà, da quello scolastico, a quello aziendale, a quello (in)formativo, a quello amministrativo, seppur con molteplici significati e sfaccettature. Il dossier ‘L’albero di Lullo’ ha come obiettivo quello di raccogliere interviste, proposte e prodotti della conoscenza da condividere e sviluppare, in maniera partecipativa e cooperativa.
CONOSCENZA E FORMAZIONE 2.0
Intervista a Antonella Muscetta
Attività: Giano ForLab
Ruolo: Responsabile Amministrativo
E-learning e FAD (formazione a distanza): chi può partecipare in genere a esperienze formative di questo genere?
Il dibattito sulla Formazione a Distanza (FAD) è sempre più acceso negli ultimi anni, così come quello sull’e-learning. Ma partiamo proprio dalla definizione di ‘e-learning’, che non coincide affatto con quella di ‘e-training’. I percorsi formativi, infatti, assieme ai materiali didattici, i modelli di riferimento, la didattica tradizionale, orientata a educare secondo obiettivi e atteggiamenti predeterminati, hanno poco successo su internet. Perché qui il centro è il discente, non il docente: protagonista, più che mai, è il lettore, non l’autore. Per questo, chiunque può partecipare con successo a esperienze di e-learning: professionisti, manager, impiegati, dirigenti e funzionari di enti pubblici, insegnanti e studenti: tutti possono trarne motivazione e vantaggio. La rete non è solo un medium tra uno scrittore e uno o più lettori: è soprattutto un locus in cui si creano e si sperimentano nuova forme di comunicazione. Uno spazio virtuale, che però è vissuto in modo reale; la stessa storia del web è una storia di comunità. Ecco perché nella rete è possibile apprendere non solo in modo individuale e autonomo, ma soprattutto in maniera collettiva. Per fare formazione non basta erogare contenuti a livello informativo: bisogna chiedere un’azione e un ruolo di co-protagonista al discente. Buoni contenuti da soli non bastano. Serve una strategia didattica precisa, centrata sull’utente, che lo lasci libero di personalizzare il proprio percorso, puntando così al massimo coinvolgimento degli allievi, sulla loro partecipazione fattiva a una situazione che altrimenti non è né motivante né realmente formativa.
In quali contesti si può applicare l’e-learning e quali sono gli elementi essenziali per la formazione di una e-learning community?
L’e-learning può essere applicato a ogni campo e contesto professionale. Le comunità online hanno successo proprio perché rispondono a bisogni sociali di tipo emotivo, che consistono nel lavorare con altre persone e nell’apprendere tramite l’interazione. Per questo funzionano le e-learning community, ossia gruppi di studenti e di docenti supportati da risorse didattiche, che perseguono interessi e conoscenze comuni in un ambiente online. Funzionano e cresco proprio perché rispondono a un bisogno di apprendimento informale e ad esigenze specifiche, già personalizzate e ulteriormente personalizzabili. Uno dei modelli più conosciuti per le e-learning community si fonda su otto elementi essenziali:
Il fine: la ragione di esistenza della comunità;
Lo spazio condiviso: luogo di ritrovo dei componenti della comunità, ma anche di condivisione, apprendimento e generazione di conoscenza;
L’identità di gruppo: stabilisce confini precisi tra chi appartiene o non appartiene alla comunità;
L’identità personale: la reputazione del singolo all’interno della comunità e prevede la creazione di profili personali per favorire le relazioni tra i partecipanti;
La cultura condivisa: indica il sistema di scambio delle informazioni, favorendo la costruzione delle relazioni e della fiducia reciproca e pone le basi per la nascita di ruoli ben definiti;
L’autoregolamentazione: la definizione delle regole di comportamento, ma anche dei ruoli di leadership;
Il feedback: essenziale per comprendere i bisogni dei membri della comunità;
La tecnologia: uno strumento che aiuta a costruire e far crescere la comunità.
In quale momento del processo formativo e di generazione della conoscenza sarebbe più opportuno inserire una sessione di e-learning?
In un processo formativo ormai che potremmo definire ‘classico’, una metodologia di questo genere si inserirebbe bene dopo un primo momento di formazione in aula. La formula più vantaggiosa potrebbe comunque essere quella mista, aula più lavoro a distanza o blended learning, secondo il termine tecnico. L’interazione e la sperimentazione che si sviluppano online dopo le lezioni in aula, infatti, aumentano la durata, l’applicabilità e quindi l’efficacia di queste ultime. Pensiamo a un corso di formazione tradizionale, in aula. Spesso gli scambi più utili sono quelli che avvengono durante le esercitazioni, le sperimentazioni di gruppo, più che nell’ascolto con i relatori. Quindi, possiamo dire che la formazione e-learning non dovrebbe essere solo un’alternativa rispetto all’aula, ma un’integrazione di quest’ultima, rompendo con il senso di isolamento e freddezza che si può provare di fronte a un computer in una situazione formativa. Uno dei metodi per rendere l’e-learning più trascinante è quello riassunto nella formula CREAM:
Control: lo studente ha il controllo di ciò che sta facendo;
Relevance: il messaggio trasmesso deve essere attinente alle sue attività quotidiane e interessi;
Emotion: sensazioni positive che aiutano lo studente a memorizzare conoscenze ed esperienze;
Action: l’agire in prima persona da parte degli studenti;
Multi-sensory environment: creazione di un ambiente multisensoriale, con l’utilizzo di media differenti, che si adatti ai diversi stili di apprendimento.
Come si inserisce l’esperienza del Centro di Formazione a distanza Giano ForLab all’interno del moderno sistema di e-learning, al fine di rispondere agli attuali paradigmi della società dell’informazione?
Il centro formazione a distanza ‘Giano ForLab’ opera all’interno del sistema più moderno di e-learning al fine di rispondere ai paradigmi dell’attuale società dell’informazione. Al contrario di quanto succede, infatti, per la formazione tradizionale, il sistema di apprendimento a distanza permette di eliminare problemi legati a tempistiche e necessità di prendere parte a sessioni formative in presenza, rendendo possibile una formazione continua (lifelong learning) e un aggiornamento professionale mirato. I nuovi modelli di apprendimento e di strutturazione e condivisione della conoscenza danno origine a nuovi processi e metodologie educative e di apprendimento, legati entrambi alla necessità di utilizzo degli evoluti strumenti di comunicazione, nei più svariati contesti, da quello lavorativo, a quello della gestione delle risorse aziendali, da quello scolastico-educativo a quello legato all’innovazione e alla riorganizzazione dei processi amministrativi di enti pubblici e privati. Tra i servizi offerti per questo primo momento di avvio attività ci sono: formazione e-learning continua; aggiornamento professionale; download materiali di ricerca specifici (e-book); tutoring e ricerca al fine di redigere materiale didattico e/o documentale (dossier, white paper, relazioni, report, tesi, tesine); battitura materiale didattico e/o documentale (tesi, tesine, dossier, white paper, relazioni, report); focus tematici sulle aree tematiche interessate, realizzati attraverso la rubrica di approfondimento ‘In.Formazione’; collaborazioni con enti, strutture, pubblici e privati. In particolare, il progetto formativo interattivo prevede lo sviluppo delle seguenti aree tematiche, sviluppando i seguenti corsi di aggiornamento e formazione professionale:
PA e processi amministrativi (aggiornamento e innovazione dei processi amministrativi);
Didattica e metodologie di insegnamento (aggiornamento delle prassi educative e dei processi di apprendimento/insegnamento);
Discipline giuridiche, economiche, aziendali (gestione ed adeguamento normativo dei processi economici e aziendali di gestione della conoscenza e delle risorse);
Diritto e legalità (percorsi di cittadinanza attiva);
ICT e multimedialità (innovazione delle tecnologie per l’informazione e la comunicazione);
Hobbies and Works (laboratorio di interessi creativi e ricreativi).
Sono già in corso di realizzazione i nuovi corsi formativi e nuove pubblicazioni specifiche di settore. Una formazione in continua evoluzione.